Milan, tre punti e tanta rabbia
I rossoneri battono il Bologna, d'accordo, ma con l'immancabile patema finale

Çalhanoglu esulta dopo il gol segnato al Bologna (foto LaPresse)
Sai quelle vittorie che ti fanno venire il nervoso? Quelle partite che comunque porti a casa ma alla fine i tre punti non bastano a toglierti dalla testa un qualche pensiero irritante? Ecco. Bologna-Milan è una di quelle. Una gara da condurre al novantesimo nella spensieratezza di un aperitivo primaverile, sorseggiando gin tonic e sgranocchiando tartine con eleganza e uso di mondo, s’è trasformata nella sagra del tortellino (disclaimer: il Foglio è sollevato da ogni responsabilità per l’insulsa metafora etnogastronomica), coi soliti minuti da tregenda (o, se preferite l’idioma cacciavitico, di caghetta): dal raffinato buffet dell’happy hour hanno tolto il paté e hanno servito il patema. In sintesi. Al termine di un complessivamente insulso primo tempo, il Milan ha in saccoccia due gol, un regalino del Var e la prospettiva di una vittoria serena. I gol sono per altro la ragione più soda per l’entusiasmo rossonero di questa settimana e attengono da vicino alla bellezza del calcio (nel senso proprio dell’atto del colpire col piede la sfera di cuoio in maniera perfetta ed esteticamente rimarchevole): Çalhanoglu sblocca con un diagonale disegnato da Talete di Mileto; Jack Bonaventura raddoppia spiegando ai difensori felsinei uno a caso dei cinque postulati della geometria euclidea. Nel secondo tempo i nostri due campioni ritrovati, e soprattutto l’Ottomano, danno svariati saggi di sontuosità pedatoria e in generale, nei primi minuti, tutta la squadra domina con facilità galoppando sui pascoli ubertosi degli ormai (così pare) spenti avversari. Il tabellino però non riporta i cinque gol che ci si attenderebbe, ma si ostina a segnare lo zero a due. Anzi, aiutato da un bel buco difensivo (o di Bonucci solo?), ecco marcare il fastidioso uno a due. Che a momenti non diventa un drammatico due a due (il Milan balla, Gigio veglia). Difesa a volte sifulina, d’accordo, ma la questione brutta è quella del centravanti: dalla girandola delle soluzioni ogni volta tentate (una punta, poi un’altra, magari una terza, e allora due punte, questa con quella, questa e quest’altra) continua da troppo a saltar fuori un nulla di fatto dai contorni inquietanti. E poi, dopo i vani sogni di gloria, siam sempre ottavi, costretti a giocarci il posticino nell’Europa B con l’Atalanta, per giunta a casa loro. Come fa a non venirti il nervoso?